La primavera inizia quando lo decidi tu.

Con qualche giorno di anticipo, ho deciso che la mia primavera è iniziata e con lei la preparazione per la bella stagione. 

Ed è cominciata in riva al laghetto dove ho corso la prima volta che sono uscito a correre. 


Nuove compagne di viaggio ai piedi, nell’acqua ci sono ancora le papere e le tartarughe. E le luci del tramonto rimbalzano ancora sulle onde tranquille della sera.


La primavera inizia quando lo decidi tu.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

Piccola Billie Joe.

Oggi è il 17 marzo, giorno di San Patrizio, santo che mi piace molto.

E come da tradizione pubblico una lettera ricevuta tempo fa, quando la corsa iniziava appena a bussare alla mia porta.

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Ciao Alberto,

oggi ho pensato a quando mi hai raccontato della passeggiata che hai fatto lungo il Cliff Walk, da Bray fino Greystones, in Irlanda.

Dicevi di aver preso il treno a Dublino e, dopo a un’oretta di viaggio verso sud, sei sceso a Bray. 

Sei rimasto per un po’ sulla spiaggia di sassolini a guardare il mare d’Irlanda, poi hai iniziato a percorrere il Cliff Walk, verso Greystones. Con il vento sempre alle spalle.

E ti ha preso la voglia di correre, lentamente.

Notavi che ogni passo era a metà tra il mare a sinistra e il pendio di erba e roccia a destra, per quasi dieci chilometri. E così dall’alba al tramonto per 365 giorni l’anno. E quando sei arrivato alla fine del sentiero, ti sei reso conto che quel piccolo tratto di mare diventa poco più in là  l’immensità dell’Oceano Atlantico.


Ci penso oggi perché è il 17 marzo, si festeggia San Patrizio, il patrono dell’Irlanda, e so che prima di metterti in viaggio tu reciti sempre la benedizione di San Patrizio per i viaggiatori:

La strada sia al tuo fianco, il vento alle tue spalle sempre, il sole brilli caldo sul tuo viso e la pioggia cada soffice sui campi attorno a te. Finché non ci incontreremo di nuovo, Dio ti tenga nel palmo della Sua mano.

Sono belle parole, mi mettono di buon umore e mi fanno venir voglia di fare due passi.

A presto,

Tua

Piccola Billie Joe

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La benedizione di San Patrizio mi scaldano e mi abbracciano ogni volta che le rileggo. 

E adesso che la corsa è entrata nelle mie giornate, con tutta la sua potenza, e di viaggi e di incontri grazie a lei ne sto facendo molti, quelle parole hanno assunto un significato ancora più profondo, intimo.

Quella breve corsa improvvisata, istintiva, lenta, durata un pomeriggio con il fiatone, la ricorderò per sempre.

E, lo so, Piccola Billie Joe e io ci rivedremo ancora, prima o poi. Magari correndo davanti all’Oceano. 

Ciao,

Alberto 

(@per4piedi)

Xtreme Winter Trail: quando ho corso con la luna 🌙 

Il salto di Jason – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata


Dal punto di vista delle cronache sportive, ho concluso il mio primo trail nella posizione del primo dei non ritirati, con menzione speciale nella classifica dei non rimasti sul divano.
Luogo per altro sacro, per me, il divano.

Però, dal divano, non si vede nascere la luna come la si vede dal pendio della pista da sci che sale fino ai 1.625 metri della baita Arneri, in Piancavallo. Tra la neve. Era anche la prima volta in tutta la mia vita che andavo su una pista da sci. E’ stata anche la prima volta che sono finito dentro una pozzanghera ghiacciata ed è stata anche la prima volta che, per alcuni chilometri, nell’unico tratto di asfalto, ho fatto la lepre ad alcuni amici, tra i quali uno che per lavoro fa il giardiniere e che, dall’8 gennaio al 10 marzo 2017, ha scritto il nuovo Guinness dei Primati di Maratone consecutive su tapis roulant. E’ grazie a Daniele Cesconetto se in un pomeriggio di un inverno già primavera mi sono trovato all’Xtreme Winter Trail: 15 chilometri, o poco meno, tra fango, neve, battuta e morbida, boschi di faggio, sole che gioca con l’ombra della montagna, adrenalina della tre giorni dedicata agli sport invernali più curiosi e, appunto, estremi. In altitudine, fa 600 metri di dislivello, o poco più. 


La cosa subito divertente di questo trail è che lo speaker, il mitico Gilberto Zorat, ti chiama per nome mentre lasci la civiltà e ti sistemi sulla linea di partenza. “E’ la prima volta che corri un trail?”, mi ha chiesto Alessandro. “Sì”. “Divertiti” Sì, mi diverto, ma non è il mio ambiente, io adoro l’asfalto e i sanpietrini. Però, mi piace un sacco stare qui in mezzo a voi che sembrate tutti essere tornati a casa tra le montagne e scalpitate per andare a sfidare le marmotte guerriere. Colpo di pistola e cielo azzurro, che sembra provenire da un quadro di Tiziano o di Bellini. Quando arrivi dalle mie parti e guardi le montagne le vedi azzurre. E’ per via del cielo che sbatte sulla roccia e ci lascia un po’ di colore. Sarò visionario, ma venite a vedere.

Piancavallo – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata


La strada provinciale che porta dal Piancavallo al lago di Barcis dà il benvenuto all’Xtreme Winter Trail: d’inverno è chiusa, così i faggi si godono la stagione e noi con loro. “Fosse tutta così, metterei firma”, commenta Deborah, Maratoneta esperta e sensibile. Anche io, cara Deborah, ma so che tra poco si balla. La strada inizia a salire e scopro che correre sulla neve è tosto davvero. E’ anche molto bello, però. Ogni passo è una sfida. Forza, reattività, equilibrio. Devo restare concentrato, devo godermi il paesaggio. Il tè del primo ristoro è bollente come un giorno d’estate. “Ma c’è già il ristoro?”. “Ben, sono già 5 chilometri”, risponde Daniele. Già 5? Scopro che correre tra i boschi, senza punti di riferimento se non le montagne, mi ha fatto perdere il senso delle distanze. “Alle foto ci penso io”, dice Alessandro. “Tu goditi la corsa.”


Le foto sono un’ottima scusa per fermarsi quando il fiato dice Basta.

Ma scusa poi per chi? In questo Oceano di neve e onde di roccia e natura in rinascita si sta tanto bene.

Inizio a sentirmi a casa anch’io.

Di corsa sulla neve – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata


Il tracciato prevede un anello di un chilometro ancora più fuori strada. E il destino prevede di passare sotto al volo di alcune mongolfiere, mentre le caviglie affondano e i miei compagni sono già lontani. Riesco a correre bene, trovo il mio ritmo. Lento per gli esperti, perfetto per me ora. Incontro Tatiana dei Montello Runners che ho conosciuto qualche settimana prima sui tapis utilizzati da Daniele. “Dai non mollare, corriamo insieme.” 


Mettiamola così, io ti sto dietro fino a che ne ho, poi cammino. Aver incontrato Tatiana mi fa dire che all’arrivo ci sarei arrivato. Ci avviciniamo al traguardo volante dei 9 chilometri, dietro al Palaghiaccio del Piancavallo. Alla curva mi aspettano Valeria e Gigia. C’è una magnifica pozzanghera di fango e fingo di saltarci dentro. Poi, dopo la linea del traguardo volante c’è una chiazza più chiara del terreno, credo sia solida, dopo esserci finito dentro scopro che è acqua ghiacciata. Bene, il battesimo dei trail è arrivato, la marmotta ha colpito. Ed è estremo. Alessandro lo aveva detto:“Qui se ti bagni, ti bagni”. Fatto e via così.

Ho ai piedi le Altra Loan Peak, che non fanno una piega. I piedi sono bagnati e mentre corro (perché ancora sto correndo) contraggo le dita per scaldarle.

Tramonto viola – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

Poi, ok, arriva la salita, tosta. Bella. Bianca puntinata di alberi. Ma non si vede la fine. Tatiana è forte davvero, nonostante l’influenza, e scatta via. Quello non scatta più è il mio telefono e penso sia davvero un peccato non fermare gli istanti che vivrò in qualche fotografia. Tatiana capisce e senza pensarci mi lancia il suo cellulare. “Me lo dai all’arrivo, scatta più che puoi.” La pista sale ancora. Guardo i dati del mio orologio Suunto e, valutati la parallasse terrestre, il posizionamento di sirio e orione, il vento tra gli alberi e il fischio delle marmotte (perché lo so che sono in agguato) calcolo a mente che in due chilometri sto salendo da 1.200 a 1.600 metri. Pitagora direbbe: “Tanta roba, signor Per 4 Piedi”

Ilil cucuzzolo – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata


E io cammino, non mollo. Anche perché non sono né stanco né stufo. E voglio vedere fin dove riesco ad arrivare da solo. “Socio”, sento urlare Daniele dall’altra parte della pista, quella in discesa. “Come stai?” “E’ una figata!”, rispondo.

Un commissario del percorso è così carino da dirmi:“Eh, se questo è il tuo passo tornerai qui tra un’ora. Al massimo su in baita prendi la seggiovia per scendere.”

Ma fottiti!


Dopo un’insenatura tra le rocce ai bordi del bosco mi accorgo di non sentire più il reggae che suona giù a valle, dove un tale di nome Jason sfida la gravità compiendo i giri della morte su motoslitta.

Sono completamente solo.

Il La luna di Per 4 Piedi – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata


L’istinto mi dice di voltarmi e Qualcuno che mi vuole bene mi regala l’istante esatto in cui la luna piena appare in cielo. E io non ho più freddo, più timore, non servono nemmeno più il coraggio o la concentrazione. Non serve più nulla, io sono arrivato a casa.

Un po’ ad ogni passo e arrivi dove mai potevi sognare.

La pace – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

In cima al picco c’è il gonfiabile con scritto Piancavallo. Dai che la pista inizia a scendere. C’è il ristoro. Chiacchiero con un volontario, ci beviamo un tè mischiato con qualche goccia di grappa.

Del resto questo è un trail estremo, no?

E inizio a scendere. E qui le Altra arpionano la neve che è un piacere. Incontro Lorenzo, un maestro di snowboard che sta scendendo a valle e decidiamo di scendere insieme. 

Valle.

Credo che l’ultimo chilometro del mio primo trail lo ricorderò per sempre.


Riprendo a correre e forte. Riparte anche il reggae. I miei amici mi aspettano all’arrivo, dò il cinque a tutti quelli che incontro e Gilberto mi dedica l’ultima ugola che ha in corpo, perché non si molla mai, fino alla fine. Perché le marmotte sono animali simpatici e con loro mi va sempre bene e perché essere a tu per tu con la luna mentre sta nascendo nel cielo è un confine estremo a cui non ero mai arrivato prima.

Non è questione del tempo che impieghi, è questione di come impieghi il tempo.

Grazie a tutti

Alberto

(@Per4Piedi)

Il mio primo trail sarà Xtreme, con le marmotte guerriere.

“Partecipo ad un trail.”

“Finalmente”, risponde Roberta. “Quando hai corso il primo, poi non lo molli più.”.

Un passo alla volta.

E non un trail qualunque. Sabato 11 marzo, il Piancavallo, sopra Pordenone letteralmente, ospita l’edizione zero dell’Xtreme Winter Trail. 

Mi piace l’idea di far parte del punto di inizio di una sfida.

“Quindi tu per la prima volta hai scelto una cosa estrema?”

Un passo alla volta sì, ma io sono fatto così. 


E poi, estrema… Non sono i 15 chilometri o i 600 metri di dislivello a preoccuparmi. Non è la neve battuta che accompagnerà il tracciato o la salita impegnativa che inizia dopo 9 chilometri, e non smette fino al passaggio alla baita Arneri. E nemmeno la discesa, che costeggia la pista da sci, fino all’arrivo al palaghiaccio del Piancavallo (1.265 slm, qui la clip del percorso). 

Quello che mi preoccupa sono le tribù di marmotte guerriere che, sicuramente, saranno guardinghe tra i faggi dei boschi fiabeschi della località friulana, pronte a  farmi rotolare per terra, per il puro gusto di ridere tra loro. Marrane più che Marmotte!

La marmotte guerriere risalgono all’epoca più ancestrale della zona, e si fanno un baffo del fatto che questa è un’edizione invernale e dunque dovrebbero starsene in letargo. Tanto, diranno, tra poco è primavera e da queste parti si bada al concreto, possibilmente in anticipo.

Battute a parte (anche perché c’è chi pronostica che io possa incontrare un orso anti runner e un summit di cinghiali muschiati, tutti amici qui), l’Xtreme Winter Trail si svolge durante il fine settimana dedicato all’Xtreme Days Festival e sarà un fine settimana – dal 10 al 12 marzo –  di festa dell’outdoor e degli sport invernali, con un nutrito programma di attività da vedere e provare, con dei grandi ospiti che si faranno istruttori per l’occasione

Dunque popolazioni del bosco di faggi en guard, che le sfide mi piacciono, specie se non le ho mai provate prima.


E, parlando di debutti, ai piedi avrò le Altra Lone Peak 3, che, dopo le prime corse insieme, ora scalpitano per andare un po’ fuori strada. Alla ricerca dell’estremo. 

Un passo alla volta, con il sorriso.


Fate il tifo. Se volete anche per le marmotte guerriere.

Alberto

(@per4piedi)
 

Joy Club 6060: ultima domenica di viaggio.

Il conto alla rovescia di Joy Club 6060 è iniziato. Il viaggio di Daniele Cesconetto per raccogliere fondi per la Via di Natale ONLUS di Aviano ha vissuto l’ultima settimana di storie a bordo tapis roulant.

60 Maratone in altrettanti giorni, dall’8 gennaio all’8 marzo 2017.

Tanti piedi continuano a incrociarsi con quelli dell’ultramaratoneta trevigiano, anche solo per un saluto o un incoraggiamento. C’è stato Igor Cassina, la medaglia d’oro ad Atene 2004 nella sbarra, che domenica ha affrontato la sua prima Maratona, correndo la Treviso Marathon e arrivando al traguardo in meno di 4 ore.


E il viaggio nello sport azzurro è proseguito con Silvio Fauner, 5 medaglie olimpiche (oro a Lillehammer nel 1994, quando la staffetta italiana batté quella norvegese) e 7 mondiali (oro nella 50 chilometri di Thunder Bay) e ora allenatore di sci nordico e Pietro Piller Cottrer, 4 medaglie olimpiche (oro a Torino nel 2006 nella staffetta 4 per 10 km) e 3 mondiali (oro nella 15 chilometri di Oberstdorf).


E Alessandra Prosdocimo, campionessa europea di judo.


Poi una rappresentanza della squadra mobile della Polizia di Stato della squadra mobile della Questura di Belluno. E Deborah, che ha corso accanto a Daniele l’intera Maratona numero 57. E’ la seconda Maratona che Deborah corre sui tapis di Joy Club 6060. Intera Maratona anche per Ivan e per Fabio, che corre con il tablet appoggiato al display del tapis per ingannare il tempo del viaggio.


Il Gruppo Sportivo Alpini di Conegliano, i cui staffettisti hanno corso con il cappello da Alpino in testa.

E una rappresentanza della sezione di Conegliano dell’Avis e dell’Associazione Friulana Donatori Sangue

Dal Friuli Venezia Giulia sono arrivati anche Anna e Dario, della squadra podistica di Udine Keep Moving, che ha una divisa tutta ispirata ai colori fluo per interpretare lo sport con allegria.


Sport come allegria anche per la squadra del SinergyMED 2.0 lo studio di fisioterapia di Conegliano che segue Daniele, che ha schierato anche Maria, che di anni ne ha 91. Una delle immagini forse più belle di Joy Club 6060.


Ciao,

Alberto 

(@per4piedi)

Grazie Giovanni!

E poi capita che quello che scrivo e vivo con passione ispiri uno studente della scuola media per una ricerca dedicata allo Sport.
E sono proprio contento e divertito 😄


Grazie Giovanni, onorato e continua a seguire e a raccontare lo Sport, ti regalerà ricordi indelebili, come questo lo è per me!

Alberto

(@per4piedi)

Joy Club 6060 arriva ai Guinness e non si ferma.


E così Joy Club 6060, il viaggio di Daniele Cesconetto, ha concluso la Maratona numero 53 su tapis roulant, in altrettanti giorni, dall’8 gennaio scorso, per raccogliere fondi per la Via di Natale ONLUS di Aviano (PN).

Daniele ha portato a termine ogni Maratona su tapis roulant sempre entro le 7 ore (la media è attorno alle 4 ore e 26 minuti), tempo limite assegnato dalla Guinness World Record per completare le prove giornaliere.

E dunque, secondo le statistiche della Guinness World Record, la numero 53 corrisponde al nuovo record del mondo di questa specialità di corsa, definita dalla Guinness World Record con la label “Most Marathons run on consecutive days on a treadmill”.

E non è ancora finita! Perché questi sono soltanto numeri e nemmeno i più importanti di Joy Club 6060.

Ora, la strada per arrivare alla numero 60, mercoledì 8 marzo, è lunga ancora 7 volte la distanza della Maratona, 42 km e 195 metri.

Fino ad oggi, Daniele e i suoi compagni di viaggio hanno percorso 2.236 chilometri e 335 metri complessivi.

Dopo ogni Maratona, Daniele pubblica sulla sua pagina Facebook (@DanieleCescoCesconetto) alcune foto della giornata di corsa, l’aggiornamento dei fondi raccolti per la Via di Natale e un pensiero dei pazienti del CRO di Aviano, raccolti nel libro “Continueranno a fiorire stagioni”, e calcola sulla cartina geografica l’ideale meta raggiunta, chilometro dopo chilometro, nell’ipotetico tragitto tra il Joy Club di San Vendemiano e Lisbona. Dopo la Maratona di oggi, Joy Club 6060 è a 295 chilometri dalla capitale portoghese.

“Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”

Sognate,

Alberto

(@per4piedi)

Ötzi calling: what a Show!

Dunque, partiamo da alcuni dati di fatto. Sono goffo, lento, non ho muscoli e durante le ore di educazione fisica cadevo spesso dall’asse di equilibrio e non ho mai mandato il pallone dall’altra parte della rete del campo di pallavolo. Quando ho detto:“Voglio arrivare in fondo alla Maratona”, credo che in pochi mi abbiano preso sul serio. 

E lo racconto in un blog”. Sì vabbè, ecco scrivi e fai il bravo. E poi. E’ successo.Perché? 

Dicono che il segreto sia iniziare, poi mettere il secondo passo davanti al primo. E poi il terzo e il quarto. Non è affatto una cattiva idea, poi, trovare un altro compagno di viaggio, così i piedi diventano 4. E magari anche altri compagni di viaggio. Ma non è nemmeno sbagliato affrontare dei lunghi tratti del percorso da soli. Il mio nuovo obiettivo sportivo (che poi non è mai solo sportivo) è andare a trovare Ötzi. Lassù, sul Similaun, in Val Senales, in Alto Adige. Quel luogo mi ha stregato dal basso in un giorno d’agosto. La storia di Otzi mi affascina. E perché ci saranno altri due piedi con cui condividere la salita e la discesa. Tradotto: se capita qualcosa, in qualche modo a casa torno. 

Il caso vuole che, un giorno di fine dicembre, Marta mi passi una cartolina e io ci scriva sopra:“Il mio obiettivo per il 2017 è andare a trovare Ötzi, l’uomo di ghiaccio.” Marta è una delle ragazze dello staff dello Show Club di Treviso, in Ghirada, vicino ai campi da rugby. Ci sono anche due sedi a Padova.

Frequento quella palestra da più di un anno. Quasi ogni sabato mattina, poco dopo l’alba. Dormire mai? Ma avete mai visto come il primo sole del giorno, che si riflette sull’erba dei campi da rugby, racconta il trasformarsi delle stagioni? 


Ecco. Allo Show incontro Pasquale, il mio coach, che in un anno e mezzo mi ha portato tante volte da zero a cento. Nessuna formula magica. Solo un passo alla volta. Costante. In ogni direzione. Fiato, Flessibilità, Forza. A cui aggiungo Serenità, che non inizia con la F, ma si capisce il senso. La cartolina serviva per partecipare ad un concorso della palestra e provare a vincere un allenamento con Vito Stolfi, il fondatore dello Show, non inteso come mura, ma come metodo. E Ötzi, mi dicono, ha fatto colpo.


Vito. Ha lasciato casa sua per provare a realizzare un progetto. Mi ricorda qualcuno. Anzi molti. Ci ha creduto. Ha studiato. Ha sperimentato e rischiato. Ha realizzato tanto, ha creato. E’ rimasto Vito. E dunque, quando mi ha stretto la mano, mi ha trasmesso semplicità, sicurezza, umiltà. 

Possiamo fare qualcosa di diverso dal solito, oggi?”. Ecco, Gentilezza, che non inizia con F, ma si capisce il senso. 

E si comincia. 

Otto minuti di tapis roulant, durante i quali passo dal camminare a correre a 3′ e 40”. Evoluzione, concentrazione, adrenalina. La sintesi della corsa per me. 

Poi nove esercizi, divisi in gruppi di tre. Difficoltà progressiva per forza, equilibrio, esplosività, controllo, respiro. Idealmente una piramide. Vito ha idee chiare, veloci. Mi spiega i movimenti i modo molto tecnico e molto semplice. E per aiutarmi aggiunge alcune immagini azzeccate, così la mia mente capisce prima cosa far fare al corpo. Lo squat con la fit ball sospesa dalle braccia sopra la testa è tanto semplice in teoria quanto totale nella realizzazione. Lo squat con il bilanciere vincolato agli elastici delle macchine è rock (è davvero rock!). Gli esercizi di equilibrio hanno svegliato i muscoli dei mignoli dei piedi. 

Ma sono le flessioni con le mani sul bosu che mi hanno dato una scossa. L’amico bosu è una semi sfera, con la parte rotonda verso il pavimento dello Show. Quindi le flessioni con il bosu sono impegnative. 

E Vito mi accompagna perché vuole che riesca a toccare con il petto il bosu. Supero un altro limite. Quello della paura di lasciarmi andare. 

Ecco, alla fine di questo esercizio, Vito mi dice una cosa che tengo per me, ma che so che mi aiuterà. Probabilmente anche a raggiungere la lapide che segna il punto dove Ötzi è uscito dal ghiaccio per raccontare la sua storia.

E mi aiuterà anche a raggiungere un altro obiettivo: ritornare sul campo di pallavolo e mandare il pallone dall’altra parte della rete. Ma questa è un’altra storia. Un altro Show.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

Joy Club 6060 è arrivato ai confini del mare e ha trovato l’amatriciana.

Cosa collega i tapis roulant del Joy Club di San Vendemiano con il resto del mondo?

Credo si chiami passione! E credo stia raccontando la storia di Joy Club 6060, un viaggio lungo 60 Maratone per raccogliere fondi per la Via di Natale ONLUS di Aviano. 

Un viaggio che, ormai, non è più solo quello di Daniele Cesconetto, ma di chi lo segue, corre o cammina sul tapis con lui, e non si ferma fino a che non realizza i sogni. 

Ed è arrivata una sorpresa da oltre i confini del mare. 

Il TB-Flogbóltur, squadra di pallavolo femminile delle Isole Fær Øer, guidata dal coach italiano Daris Amadio, ha inviato un video saluto a Daniele e a chi viaggia con lui per la Via di Natale. La squadra era sul traghetto di ritorno dalla vittoria della Coppa delle Fær Øer, conquistata contro il Kìf, nell’isola di Thorshavn.

Se siete curiosi, qui il link del video

Tanti piedi continuano a incrociarsi con quelli dell’ultramaratoneta trevigiano, anche solo per un saluto, un incoraggiamento o per superare un proprio limite, come ha fatto simpaticamente Silvia Rampazzo, skyrunner di fama mondiale che confessa:”E’ stranissimo correre sul tapis roulant. Credo di non aver mai fatto più di un quarto d’ora di seguito. Però che atmosfera che c’è in questa palestra! Ti senti davvero parte di un viaggio.” E Silvia, atleta di punta del Team SCARPA, per non sentire troppo la mancanza delle salite montane, ha corso fissando un grado elevato di pendenza del tapis.



Valeria Ulian, ultramaratoneta e compagna di Daniele, ha corso accanto a lui l’intera Maratona numero 50.

Poi c’è stato Angelo, tastieresta dei Toys e insegnante di musica, all’ultimo allenamento lungo prima della Treviso Marathon domenica prossima. “Sono riuscito a fare della mia passione, la musica, la mia vita, anche professionale. Secondo me ci sono molti punti in comune tra fare musica e correre. E non importa quanto si fa. E’ questione di sentire la passione e provare ad interpretarla nel modo che ci assomiglia di più.

E Louis e Gianni che hanno accompagnato Daniele per tutta la Maratona. Louis ha una fortissima passione per il Brasile, conosciuto prima per cercare notizie sul suo idolo, il pilota brasiliano Ayrton Senna e poi per ragioni affettive. Durante la corsa, Louis ha raccontato alcuni aneddoti sulla vita della leggenda della Formula 1, che hanno molto interessato le persone che seguivano la corsa a bordo tapis.


Poi c’è stata la squadra dei Montello Runners Club, con la maglia a strisce verdi e bianche, con cui il loro coach, l’olimpionico Salvatore Bettiol, ha voluto ricordare gli anni in cui si allenava con lo Sporting di Lisbona.

 E la squadra Fuel To Run, di cui Daniele fa parte, che ha corso in staffetta tutta la Maratona numero 50, accogliendo l’arrivo con una festa che ha trasformato il centro sportivo Joy Club in un terzo tempo rugbystico.



Valeria e Gianni hanno cucinato una amatriciana, con guanciale di Amatrice e peperoncino di Diamante, e l’hanno portata al Joy Club per festeggiare l’arrivo della 50esima Maratona. Alla 22esima, avevano fatto lo stesso con un risotto con il radicchio di Treviso.


Insomma, la senti la passione?

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

Joy Club 6060: emozioni verso l’Andalusia.

E Daniele Cesconetto è arrivato alla Maratona numero 43. Tutte consecutive, dall’8 gennaio.

Impensabile vero? 

Daniele e i suoi compagni di corsa di Joy Club 6060 hanno percorso 1.814 chilometri e 385 metri complessivi, idealmente il viaggio a bordo tapis roulant è arrivato in Andalusia.

Ora mancano ancora 17 Maratone per raggiungere il traguardo fissato a 60, tutto per raccogliere fondi per la Via di Natale ONLUS di Aviano.

Tanti piedi continuano a incrociarsi con quelli dell’ultramaratoneta trevigiano, anche solo per un saluto, un incoraggiamento o per correre un’intera Maratona, magari la prima in assoluto, come ha fatto Oscar:”E nemmeno correvo un anno e mezzo fa, o molto poco. Ho iniziato ad allungare la distanza durante Joy Club 6060, 20, 25, 35, fino alla Maratona. E’ stato fantastico.” 


Particolarmente inedita la Maratona accompagnata dal coro Code di Bosco di Orsago, che ha emozionato letteralmente il popolo del web che segue Joy Club 6060 in streaming. I componenti del coro hanno tenuto un concerto di due ore, anche alternandosi nella corsa sul tapis.


C’è stato l’imprenditore Gianluca, in compagnia della cagnolina Astrid, un golden retriever di 4 mesi. Gabriele ha corso tutta la Maratona al Joy Club in preparazione della Treviso Marathon, del 5 marzo prossimo, e della Maratona di Barcellona. 


E Mara, dirigente bancaria, che, dopo aver corso mezz’ora nei primi giorni di Joy Cub 60600, è ritornata per correre la sua seconda mezza Maratona: “E tutta senza le cuffiette con la musica nelle orecchie. Anche questa è una conquista.”

Il 15 febbraio, Daniele ha voluto dedicare la giornata di corsa al ricordo di Gianni Bressan, il noto podista trevigiano, scomparso un anno fa a causa di un incidente stradale mentre stava completando un allenamento. Gianni e Daniele condividevano l’obiettivo di raccogliere fondi per la Via di Natale di Aviano.
Con Daniele hanno corso anche alcuni calciatori del settore giovanile del Vittorio Veneto.

E la Maratona numero 43 è stata festeggiata con il tiramisù griffato Joy Club 6060, preparato da Sabrina Bruseghin, che con il fratello Marzio Bruseghin, il notissimo ciclista, gestisce l’azienda agricola Amets.

Ciao,

Alberto 

(@per4piedi)